Aziende che sponsorizzano il calcio "per tradizione". Ma nel 2026 ha ancora senso?
In Italia, quando un'azienda decide di sponsorizzare lo sport, spesso la scelta è automatica: calcio. Non perché sia la soluzione migliore, ma perché "si è sempre fatto così". Il problema è che il marketing non funziona per tradizione.

Il marketing funziona per ritorno sull’investimento, misurabilità e coerenza con il pubblico.
E nel 2026, queste tre variabili rendono il calcio molto meno scontato di quanto si creda.
Sponsorizzare il calcio: perché lo fanno ancora in tanti?
Molte aziende scelgono il calcio per motivi che non hanno nulla a che fare con la strategia:
“Lo conoscono tutti”;
“Fa volume”;
“È popolare”;
“Lo sponsor ha sempre fatto calcio”;
“Così nessuno ci critica”.
In altre parole: scelta conservativa.
Il calcio diventa una coperta di sicurezza, non uno strumento di marketing.
Ma sicurezza non significa efficacia.
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Il problema reale: sovraffollamento e rumore.
Nel calcio moderno:
gli spazi sponsor sono saturi;
i loghi sono inermi;
l’attenzione del pubblico è sul risultato, non sui brand;
il contesto è iper-commerciale.
Il brand:
si perde;
non viene ricordato;
non genera associazione di valore.
Molte sponsorizzazioni calcistiche esistono solo per “esserci”, non per comunicare.
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Motorsport: meno pubblico (e non sempre), più valore
Il motorsport viene spesso scartato con un pregiudizio:
“Lo segue meno gente rispetto al calcio”.
Vero.
Ma la domanda giusta non è quanta gente guarda, bensì: chi guarda?
Nel motorsport trovi:
imprenditori;
manager;
professionisti;
appassionati di tecnologia, performance, innovazione;
pubblico abituato a spendere e investire.
Non massa indistinta.
Target qualificato.
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Contesto di valore: il vero differenziale
Il motorsport non è solo gara.
È:
paddock;
hospitality;
networking;
relazioni tra sponsor;
contenuti premium;
esperienze esclusive.
Elementi che nel calcio sono:
difficili da gestire;
estremamente costosi;
spesso riservati a grandi gruppi.
Nel motorsport, invece, fanno parte del progetto.
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Misurabilità: calcio vs motorsport
Nel calcio locale o semi-professionistico:
difficoltà di misurare il ritorno;
visibilità poco controllabile;
zero attivazioni strutturate;
nessun contenuto realmente riutilizzabile.
Nel motorsport:
contenuti foto e video dedicati;
storytelling;
attivazioni digitali;
utilizzo dei materiali nella comunicazione aziendale;
KPI chiari (copertura, engagement, contatti, relazioni).
La sponsorizzazione diventa marketing, non beneficenza.
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Fiscalità: non cambia lo sport, cambia come lo fai
Un altro mito:
“Il calcio conviene di più anche fiscalmente”.
Falso.
La deducibilità non dipende dallo sport, ma da:
coerenza;
inerenza;
progettualità;
documentazione;
attivazioni reali.
Una sponsorizzazione motorsport strutturata è fiscalmente solida tanto quanto (e spesso più di) una calcistica fatta “tanto per”.
La vera domanda che un imprenditore dovrebbe farsi
Non è:
“Calcio o motorsport?”
Ma:
“Sto investendo per visibilità o per risultati?”
Il calcio può ancora avere senso:
per brand popolari;
per marketing di prossimità;
per logiche istituzionali;
Ma non è più la scelta automatica.
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La tradizione non è una strategia
Nel 2026 il marketing non è presenza, bensì:
attivazione;
misurazione;
coerenza con il pubblico.
Il motorsport non sostituisce il calcio.
Ma per molte aziende lo supera, semplicemente perché parla alle persone giuste, nel contesto giusto, con strumenti moderni.
Continuare a sponsorizzare “per tradizione” è comodo.
Scegliere in modo strategico è più scomodo.
Ma è lì che nasce il vero ritorno.
