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Perché investire in macchinari per pagare meno tasse può essere un errore (e perché la comunicazione costa meno di quanto pensi)

Dicembre, le tasse e la scelta “automatica”. Siamo a fine anno. Arrivano i conti, gli F24, gli acconti, i saldi.

Attività di comunicazione e marketing aziendale come alternativa agli investimenti in macchinari e capannoni per ridurre le tasse e generare nuovi clienti.

Dicembre, le tasse e la scelta “automatica”. Siamo a fine anno. Arrivano i conti, gli F24, gli acconti, i saldi.

E come ogni dicembre, molti imprenditori fanno lo stesso ragionamento:

“Meglio investire ora, così pago meno tasse.”

Il principio è corretto.
La scelta su dove investire, molto spesso, no.

La reazione più comune è quasi automatica:

compriamo un macchinario;

ampliamo il capannone;

prendiamo un nuovo mezzo,

“tanto poi lo ammortizziamo”.


Peccato che questo tipo di investimento, nella maggior parte dei casi, non riduca i costi:
li sposta nel tempo e spesso li moltiplica.


1) Il grande equivoco: il macchinario non è un costo “chiuso”

Un macchinario NON è solo:

prezzo di acquisto;

ammortamento;

beneficio fiscale.


Un macchinario porta con sé una catena di costi indiretti che molti fingono di non vedere:

formazione del personale;

tempo perso per imparare a usarlo;

calo di produttività iniziale;

manutenzione ordinaria e straordinaria;

fermo macchina;

aggiornamenti;

consumi;

spazi dedicati.


E spesso implica delle conseguenze inevitabili:

👉 più carico di lavoro sul personale;
👉 più stress;
👉 più errori.

Dal punto di vista fiscale hai “scaricato” una parte di utile.
Dal punto di vista aziendale hai aumentato la complessità.


2) Capannoni e ampliamenti: immobilizzare capitale non è crescere

Stesso discorso per i capannoni.

Ampliare o acquistare uno spazio:

immobilizza capitale;

aumenta costi fissi;

genera spese accessorie;

non porta clienti.


Un capannone nuovo non fa vendere di più.
Fa lavorare di più per giustificarlo.

E se il mercato rallenta? Ti rimane:

una struttura più grande;

costi più alti;

margini più stretti;


Tutto questo solo per aver “pagato meno tasse” quell’anno.


La domanda che quasi nessuno si fa?

La domanda giusta non è "quanto riesco a scaricare, bensì:

“Questo investimento mi porterà nuovi clienti?”


Perché se la risposta è “no”, allora non stai investendo: stai complicando la tua azienda.


3) Comunicazione e marketing: costi deducibili che NON generano costi futuri

Qui arriva il punto che molti imprenditori non vogliono sentire.

Un investimento in comunicazione, marketing o sponsorizzazione:

è deducibile;

non richiede nuovo personale;

non obbliga a formazione interna;

non aumenta il carico di lavoro operativo;

non crea costi fissi strutturali.


E soprattutto: 👉 può portare clienti.

È uno dei pochi investimenti che:

riduce l’utile imponibile;

non appesantisce l’azienda;

migliora il posizionamento;

aumenta la percezione del valore;

crea opportunità commerciali.


4) Il paradosso tutto italiano

Molti imprenditori preferiscono:

spendere 200.000 € in un macchinario;

piuttosto che 20.000 € in comunicazione.


Perché? Perché il macchinario:

si tocca;

si vede;

sembra “sicuro”.


La comunicazione invece:

va capita;

va pianificata;

va seguita.


Ma la realtà è semplice:

👉 il macchinario lavora per te solo se hai clienti;
👉 la comunicazione serve a portarli.



5) Sponsorizzazioni e marketing sportivo: investimento fiscale + commerciale

Esistono forme di comunicazione che uniscono:

deducibilità fiscale;

visibilità;

contenuti;

relazioni;

posizionamento.


Le sponsorizzazioni sportive fatte bene — non il logo messo a caso — permettono di:

ridurre l’imponibile;

comunicare in modo diverso dalla concorrenza;

creare asset utilizzabili e ri-utilizzabili (foto, video, PR);

costruire relazioni ad alto livello.


Senza:

macchinari nuovi;

personale in più;

stress operativo.



6) Pagare meno tasse non significa lavorare di più

Investire per ridurre le tasse è giusto.
Investire in modo da:

aumentare i costi;

caricare il personale;

immobilizzare capitale;

complicare l’azienda;

molto meno.

La vera domanda di fine anno non è:

“Cosa compro per pagare meno tasse?”

Ma:

“In cosa investo per pagare meno tasse senza rendere la mia azienda più pesante?”


Spesso la risposta non è un macchinario o un capannone. È comunicazione fatta con criterio.

Ed è da qui che bisogna partire.

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